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Automatismi per il capitale umano

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Viviamo i tempi dell’avanzata dei robot nelle fabbriche dove si presuppone che metà delle attività lavorative oggi affidate agli esseri umani presto saranno svolte dalle macchine. “Il mondo del lavoro è diventato molto complesso, l’aumento della quantità di lavoro e di occupati non dice nulla sulla qualità del lavoro che la Svezia sta creando” segnala Katarina Lundahl, portavoce del sindacato Unionen, spiegando come in questo contesto per parlare della qualità di un posto di lavoro non basti guardare allo stipendio e alle condizioni contrattuali. Occorre considerare anche quanto quel posto di lavoro rischi di essere automatizzato. È quanto ha verificato l’Ocse nella sua recente indagine sulla creazione di lavoro e sviluppo delle economie locali. Esaminando le realtà delle singole regioni emerge che l’automazione svedese colpisce soprattutto le zone rurali presagendo come le disparità economiche tra città e campagna siano destinate ad aumentare. La preoccupazione per nuove crisi occupazionali è maggiore nelle Bergslagen, l’area della Svezia centrale tradizionalmente adibita all’industria mineraria, nelle isole di Öland e Gotland e nella regione dello Småland dove la maggior parte dei lavori risultano essere in settori più a rischio di sostituzione robotica. Al contrario nelle regioni dalla grande storia industriale che fanno capo a Stoccolma e Göteborg, sembra essere in corso una trasformazione positiva del sistema produttivo. Diminuiscono gli autisti, i carrellisti e gli operatori di macchina, ma si assumono scienziati e ingegneri. Buona parte del futuro del lavoro in Svezia dipenderà da come vengono gestite queste fasi di transizione. “Servono piani di formazione continua per aggiornare i lavoratori in base alle esigenze dei territori e il tempo a disposizione ormai è poco” conclude Katarina Lundahl.

Traduzione a cura di: Ida Montrasio

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