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L’importanza di non chiamarsi esule

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Ci vogliono in media cinque anni perchè gli immigrati si possano definire davvero integrati nella società svedese. È quanto emerge da un’indagine condotta  dall’istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori IFAU che dal 1990 ha analizzato il graduale affermarsi dei profughi sul mercato del lavoro. In quindici anni l’80% della popolazione di origine straniera in Svezia si è integrata perfettamente nel tessuto sociale del Paese. “Il requisito per determinarne l’affermazione nel mondo del lavoro è determinato dal momento in cui essi raggiungono un inquadramento retributivo pari alla metà dello stipendio medio per un quarantacinquenne” spiega Olof Åslund direttore generale presso l’IFAU. La ricerca riscontra inoltre l’importanza del primo impiego per un immigrato che seppure presso piccole imprese con una remunerazione minima costituisce il varco verso un’occupazione più stabile. I lavori più classici per l’inserimento dei nuovi arrivati sono nel settore alberghiero, nella ristorazione e nei servizi di pulizia. Le donne trovano presto uno sbocco nell’assistenza sanitaria, mentre gli uomini soprattutto nel manifatturiero e nella logistica.

Traduzione a cura di: Ida Montrasio

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