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Saldo migratorio: i permessi di lavoro che portano al welfare

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Gli immigrati rappresentano un contributo indispensabile per un Paese in continuo invecchiamento come la Svezia, sia dal un punto di vista demografico, sia economico. A evidenziare quanto il lavoro degli stranieri costituisca un’importante voce del bilancio nazionale, sono i 20.000 nuovi permessi di lavoro concessi nel settore pubblico. Secondo l’indagine condotta dall’istituto di statistica SOM di Göteborg, c’è stato un notevole aumento delle migrazioni verso la Svezia per scopi lavorativi, incentivate negli ultimi dieci anni dalla sempre più fluida accessibilità al sistema occupazionale del Paese. “Le riforme introdotte nel 2008 hanno l’obiettivo di agevolare le assunzioni della forza lavoro straniera per sopperire rapidamente alla mancanza di personale, in particolare nel settore socio-sanitario” spiega Elina Lindgren, che ha svolto l’indagine, riferendosi al cospicuo gruppo di infermiere che ormai si avvicina all’età pensionabile. Al momento sono ancora relativamente pochi i professionisti del settore pubblico provenienti da paesi extra europei a scegliere di trasferirsi in Svezia per lavoro. L’anno scorso sono arrivate appena una sessantina di infermiere e altrettanti medici, rispetto ai quasi 5.000 tecnici del settore informatico e ai lavoratori stagionali per la raccolta delle bacche, che rappresentano le due categorie ad aver ricevuto il maggior numero di permessi nel corso del 2018. “Che la forza lavoro straniera rappresenti una preziosa linfa vitale volta a contrastare la crisi di natalità e migliorare il welfare del Paese è un fatto generalmente assodato. A restare più pessimisti al riguardo sono gli svedesi di mezza età che tendono ad avere una visione d’insieme più ristretta” conclude Elina Lindgren.

Traduzione a cura di Ida Montrasio

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