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Economic Outlook Italia – La crescita è la miglior medicina

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Milano, 30 settembre 2015 – Presso gli headquarter del nostro associato Deutsche Bank, si è tenuto il consueto seminario Economic Outlook, con focus sull’andamento economico e finanziario dell’Italia. Ancora una volta abbiamo avuto il piacere di collaborare con Deutsche Bank, che in questa occasione si è offerta di fare anche da padrona di casa, ospitando la Camera e i suoi membri. Roberto Rota, Direttore Generale di Atlas Copco Italia, ha rivestito il ruolo di moderatore della discussione, mentre da Deutsche Bank, Luigi Sottile, Head DPM Italy Team e Michele Bovenzi, Discretionary Portfolio Manager, hanno realizzato l’approfondimento e fatto da relatori.

L’analisi è partita da una veloce panoramica degli anni passati, a partire dal periodo post fallimento della banca d’affari Lehman Brothers, per ricostruire i momenti di crisi e miglioramento che si sono succeduti. Nel 2011 è stato toccato l’abisso più profondo della crisi, che pian piano è stata punteggiata da crescenti momenti di ripresa fino ad oggi. Focalizzando l’analisi proprio sul 2015, sono stati sottolineati gli accadimenti più salienti dell’anno: un buon inizio, seguito dalla grave crisi della Grecia e il rischio della sua uscita dall’Unione Europea – situazione che si è trascinata per ben 3 mesi – il più recente rallentamento della crescita della Cina, con conseguente crollo dei mercati, e l’attualissimo scandalo legato alla Volkswagen, i cui effetti sono ancora tutti da verificare. Per capire meglio la portata di tutti questi eventi, la prima domanda da porsi è chi sia il motore della crescita globale. In questo momento storico si tratta dei Paesi sviluppati (consumatori), un cambiamento rispetto agli anni precedenti in cui a trainare l’economia globale erano i Paesi emergenti (produttori). È da circa un anno che la situazione si è invertita e la crescita dei Paesi sviluppati è dovuta principalmente alla fascia di popolazione del ceto medio, quella più consistente, che ha ripreso a consumare dopo un lungo periodo di contenimento.

Per quanto riguarda gli USA, il cui ruolo di leader globale è stato minacciato dall’imponente e costante crescita a doppia cifra del PIL cinese, lo stato di salute della sua economia è buono ed è previsto che continui a crescere anche nel 2016. Si parla di cifre che non supereranno il 3%, una crescita inferiore rispetto ai ritmi passati, ma comunque positiva. Questa è una fase di recupero, che è possibile anche grazie all’abbassamento del tasso di disoccupazione, sceso al 5%. Dunque il ciclo economico degli Stati Uniti è in un momento di espansione, che punta verso una crescita di lungo termine e la stabilizzazione.

Spostando l’attenzione al Vecchio Continente, la situazione dell’Europa è un po’ diversa. Nel complesso, l’andamento generale è certamente migliore rispetto alla fase più critica iniziata nel 2011 e trascinatasi fino al 2014. Il periodo di crisi più duro è stato superato e la Germania è sicuramente il Paese della EU ad aver reagito e retto al meglio. Anche qui, i consumi, che sono il fondamento per la crescita e la ripresa economica, sono più floridi e questo è dovuto in gran parte all’intervento della BCE, che con le sue azioni ha scongiurato il collasso di alcuni Paesi e fatto ricominciare i crediti che si erano ormai fermati. Va sottolineato che l’Europa ha perso del tempo con la scelta di puntare sull’austerity, invece di aiutare la ripresa dei consumi e apportare riforme alle varie politiche fiscali. L’imposizione rigida e testarda della disciplina nei conti ha impedito che alcuni dei Paesi più in difficoltà potessero ripagare il loro debito, bloccando così ogni possibilità di miglioramento. La nuova filosofia adottata, invece, che prevede sempre l’attenzione e il rigore nella gestione economica e finanziaria, spinge soprattutto a diffondere la ripresa della crescita. L’Unione Europea punta tutto sulla vigilanza comune, sulle riforme strutturali, sugli incentivi e sulle politiche fiscali e monetarie per stabilizzare la ripresa e migliorare la competitività e produttività dei suoi Paesi membri.

Tra questi ultimi c’è, ovviamente, l’Italia, che si trova in una situazione di miglioramento, ma con tanti compiti a casa ancora da svolgere. A differenza di altri Paesi in grave difficoltà – Spagna, Irlanda e Portogallo – l’Italia finora non ha fatto abbastanza con le riforme già poste in atto e infatti si trova ancora in una situazione da “fanalino di coda”, posizionandosi meglio soltanto della Grecia. Per quale motivo il nostro Paese è così in ritardo nel rimettersi in sesto rispetto agli altri? Uno dei nostri difetti è che non siamo competitivi, sebbene la nostra produzione si distingua per un alto livello di qualità. La conseguenza è che la crescita abbia un andamento piatto e la disoccupazione abbia raggiunto un livello molto alto, quasi il 12%. Adesso, però, si registrano alcuni timidi segnali positivi riguardo le aspettative di crescita e così dovrebbe continuare anche il prossimo anno. Per portare qualche esempio, le esportazioni dei nostri prodotti crescono più che le importazioni e la fiducia dei consumatori è tornata ai livelli massimi che si registrarono nel 2002. Anche i consumi delle famiglie crescono, ma non bisogna illudersi di avere trovato una forte stabilità. Infatti il nostro ritardo è dovuto anche alle mancate riforme per ridurre la pressione del cuneo fiscale, le inefficienze e gli sprechi della pubblica amministrazione. In passato, sono pure mancati gli investimenti su ricerca, sviluppo ed efficientamento, ma ora si percepisce che qualcosa sta finalmente cambiando, grazie anche ad un momento di maggiore stabilità politica. La fase più drammatica, quella in cui incombeva sull’Europa il rischio di contagio da parte della Grecia, è ormai alle spalle e abbiamo intrapreso una strada che punta alla decrescita della disoccupazione (Jobs Act e ritorno a contratti a tempo determinato, sebbene siano a tutele crescenti), alla riforma fiscale e alla competitività. La crescita è la miglior medicina per curare il debito pubblico e con la ripresa del credito concesso dalle banche alle grandi aziende (ma pian piano anche alle PMI), la situazione a livello aggregato del Paese assume un aspetto largamente più positivo.

Dunque, è stato analizzato un quadro nel complesso positivo e caratterizzato da aspettative per il 2016 altrettanto consistenti, sia a livello globale, sia per quanto riguarda l’Italia. La strada verso la ripresa totale non è completamente in discesa e priva di ostacoli, infatti sarà necessario continuare a lavorare sulle riforme, in particolare quella relativa alla politica fiscale. Ma se l’impegno rimarrà costante e si continuerà a lavorare alla ripresa dei consumi, allora è legittimo pensare che il cammino intrapreso possa essere proprio quello giusto.

Ringraziamo il nostro associato Deutsche Bank per aver ancora una volta dimostrato disponibilità e professionalità nel collaborare con noi alla realizzazione dell’Economic Outlook Italia, oltre ad averci così gentilmente ospitati nella loro sede centrale.

www.assosvezia.it | di Viola Albertini

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